Bertolt Brecht  : “Chi non conosce
la verità è uno sciocco, ma chi, conoscendola, la chiama bugia, è un
delinquente”


Non mi piace
pensare che esiste l’ingiustizia della legge, non mi piace perché è dura da
digerire, mi rendo conto che spesso e volentieri si perde traccia degli eventi
perché non sono più sensazionali e solo grazie alla diretta conoscenza delle
persone coinvolte verrai a sapere che quella storia non è finita così. Ma…………..


“ Non c’è niente di più profondo di ciò
che appare in  superficie “


Pino Ciampolillo

Saturday, June 27, 2015

Isola Pulita: Caleca si è dimesso La risposta di Crocetta Agricoltura, Crocetta punta su Barresi Sostituirà il dimissionario Caleca La controfigura

La controfigura 



Sabato  27 Giugno 2015 - 06:08 di Salvo Toscano



L'ingresso in giunta di Giovanni Pistorio si chiude il cerchio (magico) della totale continuità tra Crocetta e Lombardo. Con quest'ultimo il governatore gelese condivide non solo gli uomini, ma anche le pose.



PALERMO – In un colpo solo Rosario Crocetta ha fatto cadere due tabù nominando Giovanni Pistorio assessore alla Funzione pubblica. Il primo è quello del no ai politici in giunta, incomprensibile e quasi grottesco refrain del primo biennio di legislatura. Il secondo è l'altro no, ancora più grottesco, quello che il governatore ha riservato, quando gli faceva comodo, agli “uomini del passato”. “Io in giunta non voglio uomini del passato, come Giovanni Pistorio o Rosolino Greco. Questa si chiama restaurazione, non cambiamento", diceva poco più di un anno fa Crocetta. Più chiaro di così.

Su questo come su tanto altro, il governatore si è esibito in un'altra piroetta, accogliendo in squadra il numero due di Raffaele Lombardo, l'unico pezzo mancante, in fondo, per completare il quadro di perfetta continuità tra il presidente di Grammichele e il governatore di Gela. Che a ben vedere sembra ormai quasi una controfigura di Lombardo, per tanti motivi.

La continuità tra le due ere è palese, innegabile e l'abbiamo già raccontata in più di un'occasione. Chi furono i registi del grande e discusso patto tra lombardiani e Partito democratico all'epoca? Il laborioso senatore Beppe Lumia da una parte e il democristiano di sinistra con tanti amici nel Pd Giovanni Pistorio da un'altra. Il tandem si riunisce oggi, chiudendo il cerchio, magico, attorno a Palazzo d'Orleans. Dove regna oggi come allora Patrizia Monterosso, inamovibile segretario generale scelta da Lombardo dopo l'ascesa nell'era di Cuffaro. Cuffaro prima, Lombardo poi anche nel curriculum di Pistorio, che col presidente di Raffadali fu assessore alla Sanità, incappando in una condanna della Corte dei conti.

Nino Caleca, abbandonando la giunta con un gesto politico che fin qui nell'esperienza Crocetta non aveva avuto procedentiha parlato di “incomprensibili ritorni al passato”, proprio con un chiaro riferimento all'ingresso in giunta di Pistorio. Ma il passato vive senza soluzione di continuità nella Regione targata Crocetta, quella della rivoluzione più conservatrice di cui si abbia memoria. Viveva nel compianto Lino Leanza, sponsor politico di Caleca, che con Pistorio percorse strade parallele, in giunta con Cuffaro e ai vertici del Movimento per l'autonomia. Vive in Totò Cardinale, altro interlocutore di primo piano di Lombardo dalla sponda Pd, diventato riferimento politico di Crocetta e suo supporter col Pdr, costola ribelle dei democratici. Vive in qualche modo in Lucia Borsellino, che da dirigente fiancheggiò Massimo Russo nell'era lombardiana. Vive nell'interlocuzione con Confindustria, che esprimeva un assessore con Lombardo e che ha continuato a gestire lo stesso assessorato con Crocetta. Vive nei dirigenti regionali più quotati nel cerchio magico del governatore, da Gianni Silvia ad Annarosa Corsello o Luciana Giammanco. La spina dorsale del potere lombardiano nella burocrazia regionale è rimasta saldissima nella sgangherata era crocettiana.

La favoletta della discontinuità è stata forse la più spassosa delle boutade crocettiane. Basterebbe scorrere i nomi dei deputati di maggioranza che traboccano di deputati eletti nelle file lombardiane e miccicheiane e poi confluiti nei contenitori nati ad hoc a Sala d'Ercole.

Con Lombardo Crocetta non ha condiviso solo gli uomini, ma anche le pose. Tentando la creazione di un partitino cortigiano e leaderistico, il Megafono, esperienza che il tempo ha fortemente ridimensionato. Componendo e scomponendo giunte con un continuo, frenetico ricambio di assessori. Spostando dirigenti di qua e di là in un valzer impazzito che ha portato altro caos nella già non efficientissima burocrazia regionale. E provando a giocare allo spacca-partiti, proprio come il suo predecessore, fin quando il gioco è stato possibile. Lo stato asfittico dei conti regionali e il generale disastro politico hanno poi spinto Crocetta a scendere a più miti consigli, trovando una fragile intesa col suo stesso Partito democratico.

Il risultato è il caos, non diverso da quello che caratterizzò gli ultimi tempi dell'era di Lombardo. Basta pensare agli ultimi giorni, due assessori usciti di scena in 48 oore proprio mentre governo e maggioranza si sforzavano di raccontare la storiella di una ritrovata coesione. 

Passo dopo passo, il Presidente della Regione ripercorre le orme del suo predecessore. Avviandosi, è questo il timore dei suoi stessi alleati, verso lo stesso epilogo, al netto delle vicende giudiziarie: la sconfitta politica.


Agricoltura, Crocetta punta su Barresi  Sostituirà il dimissionario Caleca





La dirigente generale dell'assessorato sarà il nuovo assessore. Le riserve sul suo nome sarebbero state sciolte nella notte, al termine di una giornata movimentata dall'addio del penalista, che non ha gradito la decisione di "tornare al passato" con la nomina di Pistorio alla Funzione Pubblica.

L'addio di Nino Caleca alla poltrona di assessore all'Agricoltura ha certamente scosso gli equilibri dell'ultimo vertice di maggioranza a Palazzo D'Orleans. Particolarmente indigesto, per l'ormai ex assessore, l'ingresso in giunta di Giovanni Pistorio, ritenuto da Caleca segno di continuità con un passato targato Cuffaro e Lombardo.

Il posto lasciato vacante da Caleca sarà occupato dalla dirigente generale dell'assessorato all'Agricoltura, Rosa Barresi. Agronoma palermitana, classe '59, il nuovo assessore è in Regione dal '91. Le riserve sul suo nome si sarebbero sciolte nella notte.



Caleca si è dimesso  La risposta di Crocetta 



Venerdì 26 Giugno 2015 - 16:29 di Salvo Toscano



Lascia l'assessore all'Agricoltura. LA LETTERA: determinante l'ingresso in giunta di Pistorio. Due dimissioni negli ultimi due giorni, è caos nel governo. La nota di Crocetta.

LETTERA DI DIMISSIONE DELL'ASSESSORE CALECA 
PALERMO - Colpo di scena al vertice di maggioranza. Per un assessore che entra, uno esce dal governo. Nino Caleca, infatti, ha inviato al presidente della Regione Crocetta una lettera di dimissioni, dopo la nomina ad assessore agli Enti locali di Giovanni Pistorio. Lo si apprende da fonti di maggioranza.

"Continuo a sognare una politica nuova, pulita e trasparente per la Sicilia, non ci rinuncio. Avverto un totale senso di estraneità di fronte a incomprensibili ritorni al passato. le mie dimissioni sono irrevocabili e con effetto immediato. Presidente, ti voglio bene". Questo il testo della missiva scritta a mano che Caleca ha fatto pervenire a Crocetta.

A determinare la scelta sorprendente di Caleca (secondo assessore dimissionario in due giorni), che in giunta rappresenta Sicilia democratica, sarebbe stato proprio l'ingresso in giunta di Giovanni Pistorio, segretario dell'Udc e in passato assessore del governo di Totò Cuffaro e luogotenente di Raffaele Lombardo nell'Mpa. Nel partito autonomista Pistorio era contrapposto proprio a Lino Leanza, il fondatore di Sicilia democratica, recentemente scomparso, che aveva indicato in giunta Caleca.

Il vertice di maggioranza di oggi pomeriggio ha sancito l'impegno di governo e coalizione su una serie di riforme da approvare all'Ars, tra cui quella delle ex Province e quella dell'acqua. Ma sul ricompattamento degli alleati cade adesso la nuova tegola, inaspettata anche all'interno dello stesso movimento politico di Caleca. A Crocetta toccherà adesso nominare il trentaseiesimo assessore in due anni  e mezzo. E dopo l'entrata in giunta di Pistorio, è caduto il tabù del no ai politici. Questo potrebbe alimentare gli appetiti di molti. E già oggi dal Pd sono arrivati segnali nella direzione di un rimpasto "politico". A cui invece Crocetta è contrario, come lo stesso governatore ha precisato nella nota con cui oggi annunciava l'incarico all'ex nemico Pistorio.

La nota di Crocetta

“Ringrazio l'assessore Caleca per la collaborazione di questi mesi e il gruppo di Sicilia democratica per il sostegno che ha assicurato al medesimo per la proposta della sua nomina, su iniziativa del beneamato Lino Leanza. Caleca, devo dire con estrema sincerità, ha colto in questi mesi la linea delle politiche di legalità che contraddistinguono e hanno contraddistinto il mio governo passato, presente e futuro e ha sempre accolto le iniziative da me proposte in tal senso, come l'accoglimento all'interno delle politiche agricole, di un contrasto alla mafia dei pascoli, proposto da me, dal sindaco di Troina e dal presidente del parco dei Nebrodi Antoci. Caleca è stato pronto a recepire con entusiasmo alcune mie proposte e in particolare, come ha fatto nel corso dell'ultima giunta, due clausole rivolte, una a richiedere le informative antimafia preventive a tutti i partecipanti ai bandi proposti sulla banca della terra dall'assessorato, cosa mai successa prima all'assessorato Agricoltura; la seconda finalizzata ad escludere dalla concessione dei terreni coloro che, e si tratta spesso di soggetti mafiosi, illegittimamente, con usucapione hanno acquisito proprietà della Regione. C'è molto da fare nel campo agricolo, dove la malavita e la mafia sono forti e continuano a minacciare, vanificando quelle lotte per la riforma agraria che i contadini siciliani hanno pagato a caro prezzo, a partire dalla strage di Portella della Ginestra e dall'omicidio di Placido Rizzotto.

Sono convinto che siamo solo all'inizio, che in agricoltura si riscontrano profondi ritardi, che quel sistema è stato solo scalfito. Il nuovo interlocutore cui verrà assegnata la guida dell'Assessorato, dovrà tenere alto l'impegno antimafia, in modo concreto, con la consapevolezza che io voglio fare molto sul serio. Indietro non si torna. Il mio governo ha avviato una lotta alla mafia senza precedenti e in uno stato di diritto le responsabilità degli uomini non si misurano in base alla loro appartenenza politica, ma sulle loro azioni concrete. In ogni caso gli assessori dell'attuale giunta, sono stati da me nominati sulla base delle indicazioni delle forze politiche che sostengono il governo, alcune delle quali sono espressione di un centro politico al quale appartengono, con tratti di storia comune e persino di militanza nello stesso partito, i parlamentari che hanno indicato e poi sostenuto fino all'ultimo momento l'assessore Caleca, con i quali quotidianamente si rapportava. Mi è dispiaciuto, dopo il miglior vertice politico di maggioranza degli ultimi due anni e mezzo, ricevere sul mio tavolo le dimissioni dell'assessore Caleca, avrei voluto sinceramente discuterle e condividerle con lui, rassicurandolo che la garanzia di legalità è rappresentata da un presidente che tale scelta l'ha fatta da sempre, quale ragione profonda di vita e non come un habitus momentaneo, da una squadra di governo e da una coalizione che condividono fortemente tale linea. Non c'è spazio per l'illegalità nel nostro governo, né tantomeno per facili valutazioni su altri componenti della giunta che hanno una storia politica condivisa da rappresentanti di Sicilia democratica, che lealmente sostengono l'impegno di cambiare la Sicilia”.

Rosario Crocetta? Non è il governatore della Sicilia, ma uno sfascia-carrozze

Carmelo Raffa

In due anni e otto mesi non ha fatto altro che distruggere la Sicilia. Ma in politica, soprattutto quando si amministra, bisogna anche costruire. Per dare risposte concrete ai cittadini. Per questo motivo è necessario staccare la spina a un’esperienza politica devastante
“Prendiamo atto che dalle elezioni è uscita una maggioranza sempre più disgregata e litigiosa. Prova ne è che, anche oggi, i lavori d’Aula sono stati contraddistinti da linee legislative variegate e contraddittorie proprio in seno a quelle forze di maggioranza e allo stesso PD. Ci chiediamo se il Governatore ha ancora una maggioranza e, a tal proposito, sarebbe opportuno che venisse in Aula per verificare il livello di fiducia nei suoi confronti dei deputati dei partiti che lo hanno sostenuto”.
Così parla Marco Falcone, capogruppo di Forza Italia al Parlamento siciliano. Questa presa di posizione ci appare più che naturale, ma quello che sembra strano è il comportamento delle forze di maggioranza e non solo del PD, ma addirittura del PDR di Totò Cardinale e della stessa forza politica inventata dal Governatore e denominata Il Megafono, che nelle ultime ore hanno preso le distanze dal governatore dell’Isola, Rosario Crocetta, e dalle sue giustificazioni assurde sui risultati elettorali finalizzati a scaricare su Matteo Renzi e sui renziani siciliani le responsabilità della debacle del Partito Democratico.


Rosario Crocetta nelle sue farneticazioni ha perseverato nell’affermare che senza di lui il PD non avrebbe mai avuto la guida del governo regionale. Sembra ormai inutile ripetere che l’attuale governatore occupa quella poltrona non per la volontà popolare - che gli ha riservato un successo personale da prefisso telefonico - ma alle divisione delle forze di centrodestra. Per la precisione, sono stati l’ex governatore dell’Isola, Raffaele Lombardo, e Gianfranco Miccichè, alle elezioni regionali siciliane del 2012, a tagliare la strada a quel galantuomo di Nello Musumeci. Senza la candidatura, alle regionali di tre anni fa, di Gianfranco Miccichè, inventata a tavolino per spezzare il centrodestra, Musumeci non avrebbe mai perso, mentre il centrosinistra di Rosario Crocetta non avrebbe mai vinto. Ricordiamo ancora una volta che se uniamo i voti dei partiti e delle liste del centrodestra - sempre con riferimento alle elezioni regionali del 2012 - rileviamo un dato complessivo di oltre il 40%. Mentre per le forze crocettiane di centrosinistra più UDC il risultato era stato di circa il 30%.
Alla luce di questi dati oggettivi, che sono sotto gli occhi di tutti, come può Crocetta continuare a cantare vittoria? Ma quale vittoria? E’ bene che l’attuale governatore della Sicilia si renda conto, una volta per sempre, che anche senza la sua candidatura, con le divisioni del centrodestra, il PD, assieme alle altre forze di centrosinistra e all’UDC, avrebbero potuto eleggere presidente della Regione anche un manico di scopa.


C’è anche un altro dato oggettivo: due anni e otto mesi dopo la sua elezione il popolo siciliano è consapevole che Rosario Crocetta è stato e continua a essere il peggiore dei presidenti che la Regione siciliana ha annoverato dal 1947 ad oggi. Crocetta ha avuto l’ardire nei giorni scorsi di vantarsi di alcuni successi elettorali e di scaricare sugli altri gli insuccessi. Persino per il risultato di Gela - la città nella quale Crocetta è stato (controverso) sindaco - il governatore ha cercato di defilarsi, nonostante il fatto che proprio nella sua città era stato fischiato e contestato.
E ora? Il suo PD, ma anche il suo Megafono  stanno cercando il modo di scaricarlo perché hanno capito che ogni giorno in più di Crocetta alla guida della Sicilia rappresenta perdita di consensi e un favore non solo alle opposizioni di centrodestra, ma principalmente a quelli del Movimento Cinque Stelle che stanno sempre sulla riva del fiume attendendo che passi il cadavere dell’attuale compagine governativa.
E Crocetta che fa? Dopo aver detto che i risultati deludenti elettorali del PD e del centrosinistra sono da imputare a Matteo Renzi corregge il tiro affermando di “non essere stato capito” e di non “aver voluto affermare ciò”. I renziani, intanto, tuonano su twitter #Sarostaisereno: parole che ci ricordo la frase pronunciata da Matteo Renzi per tranquillizzare l’allora Presidente del Consiglio, Enrico Letta #Enricostaisereno (poi disarcionato proprio da Renzi).
Infatti il presidente (dimissionario) del PD siciliano, Marco Zambuto, chiarisce bene lo stato dell’arte: “La popolarità di Crocetta - dice Zambuto - è pari a zero. Apriamo una seria riflessione sull’opportunità di continuare l’esperienza di governo”
Il governatore della Sicilia sembra solo, o quasi. Attualmente sembrerebbe disporre di due sole ‘stampelle’: quella del senatore del PD-Megafono, Giuseppe ‘Beppe’ Lumia e quella dell’ex segretario regionale del PD siciliano, Giuseppe Lupo. Fino a quando queste ‘stampelle’ politiche rimarranno attive?


Il nostro consiglio resta sempre lo stesso: staccate la spina a Crocetta, perché più rimane, più danni provoca alla Sicilia. Il personaggio non è nato per costruire, ma per demolire. Per carità: ci sono dei momenti in cui in politica bisogna demolire. Ma poi bisogna anche ricostruire. Un governatore regionale che si limita solo a demolire manda inevitabilmente allo sbando la Regione: che è quello che ha fatto Crocetta, se è vero che non c’è settore economico e sociale dell’Isola che non sia in crisi.
Il bello è che di questo sfascio Crocetta si fa pure vanto, come si evince dalle sue dichiarazioni. Per esempio, quando di avere affossato, alle elezioni comunali di Enna, il candidato a sindaco Mirello  Crisafulli che ha perso per una manciata di voti. E addirittura si sbizzarrisce al punto tale di affermare che non solo non ha alcuna intenzione di dimettersi da presidente della Regione, ma fa sapere che si sta preparando - contro il volere della sua attuale coalizione - a ricandidarsi per favorire la vittoria dei grillini. Per questo motivo riteniamo che a Rosario Crocetta si addica più il compito di sfascia carrozze che quello di governatore. E una Regione di 5 milioni di abitanti non può essere guidata da uno sfasciacarrozze. 
http://www.lavocedinewyork.com/Rosario-Crocetta-Non-e-il-governatore-sella-Sicilia-ma-uno-sfascia-carrozze/d/12641/







Martedì
28 Ottobre 2014 

Nasce il 'Crocetta
Ter'  I nomi del nuovo governo
La squadra: Borsellino,
Vancheri, Contrafatto, Purpura, Caruso, Li Calzi, Caleca, Pizzo, Castronovo,
Croce, Baccei, Lo Bello. Le probabili deleghe. 
Non c'è l'accordo con Articolo 4
Castronovo alla Funzione pubblica, Contrafatto all'Energia, Li Calzi al
Turismo, Purpura ai Beni culturali. L'intesa trovata oggi pomeriggio.
 I ritratti degli assessori - Baccei, il
"commissario"
 
Contrafatto, una pm ai Rifiuti -
 Croce, il "semplificatore
PALERMO
- E' maturato nel pomeriggio l'accordo definitivo sulle deleghe del Crocetta ter
. Eccole:
Vania Contrafatto all'Energia, Cleo Li Calzi al Turismo, Marcella
Castronovo alla Funzione Pubblica, Mariella Lo Bello alla Formazione, Maurizio
Croce al Territorio, Nino Caleca all'Agricoltura, Alessandro Baccei
all'Economia, Antonio Purpura ai Beni Culturali, Sebastiano Caruso al
Lavoro, Giovanni Pizzo alle Infrastrutture, Lucia Borsellino alla Salute, Linda
Vancheri alle Attività produttive.


23 OTTOBRE 2014
Crocetta con gli ex
assessori Scilabra, Calleri, Valenti e Stancheris
Venerdì 11
Aprile 2014
Nasce il Crocetta
bis:  assegnate tutte le deleghe
 Il dado è tratto.
Il governatore ha assegnato tutte le deleghe. Agnello va all'Economia,
l'Agricoltura a Reale. Valenti nominata vicepresidente della Regione. Ma è
rottura con Raciti: "I posti del Pd sono a disposizione. Spero di
riprendere a dialogare col segretario. Il partito mi ha spiegato che di Sicilia
si occupa anche Faraone".
Ecco le altre deleghe: Salvatore Calleri Energia, Roberto Agnello
Economia, Nico Torrisi Infrastrutture, Antonio Fiumefreddo Beni culturali,
Nelli Scilabra Formazione e istruzione, Linda Vancheri Attività produttive,
Mariarita Sgarlata Territorio e ambiente, Michela Stancheris Turismo, Lucia
Borsellino Salute. Giuseppe Bruno Famiglia e lavoro. Bruno avrà anche la delega
alla Protezione civile.


Venerdì
30 Novembre 2012 
Crocetta presenta  la giunta della
rivoluzione

LA
PRIMA GIUNTA DELL'ERA CROCETTA. 
 Il governatore
"congela" la situazione dell'assessore agli Enti locali: "Voglio
approfondirla bene". Ma lascia intendere di essere orientato a mantenere
la Valenti in giunta. Il caso del figlio del fisico "è un problema
risolto". Assente Marino, si attende il Csm.

Segretario generale Patrizia Monterosso: Nelli Scilabra, il più giovane
assessore della giunta.Presenti quindi tutti gli altri, tranne Nicolò Marino e
Patrizia Valenti. Così, ecco gli altri assessori: Luigi Bianchi (Economia),
Nino Bartolotta (Infrastrutture), Franco Battiato (Turismo), Ester Bonafede
(Lavoro e Famiglia), Dario Cartabellotta (Agricoltura), Linda Vancheri
(Attività produttive), Antonino Zichichi (Beni culturali), Lucia Borsellino
(Sanità), Mariella Lo Bello (Territorio e ambiente).



La giunta


Presidente: Rosario Crocetta

Economia: Francesca Basilico D'Amelio

Formazione: Nelli Scilabra

Infrastrutture: Nino Bartolotta

Turismo: Franco Battiato

Lavoro e Famiglia: Ester Bonafede

Funzione Pubblica: Patrizia Valenti

Agricoltura: Dario Cartabellotta

Attività produttive: Linda Vancheri

Cultura: Antonino Zichichi

Sanità: Lucia Borsellino

Territorio: Mariella Lo Bello

Energia: Nicolò Marino

No comments: