Bertolt Brecht  : “Chi non conosce
la verità è uno sciocco, ma chi, conoscendola, la chiama bugia, è un
delinquente”


Non mi piace
pensare che esiste l’ingiustizia della legge, non mi piace perché è dura da
digerire, mi rendo conto che spesso e volentieri si perde traccia degli eventi
perché non sono più sensazionali e solo grazie alla diretta conoscenza delle
persone coinvolte verrai a sapere che quella storia non è finita così. Ma…………..


“ Non c’è niente di più profondo di ciò
che appare in  superficie “


Pino Ciampolillo

Thursday, February 09, 2017

UN SUICIDIO PER LA VITA AVEVA SOLO 30 ANNI MA ERA GIOVANE ERA GIOIOSO ERA MOTIVATO ERA INGEGNOSO ERA CREATIVO ERA LIBERO ERA UMANO... Michele amava la vita

ZSAPPAD

ANCHE I BANCARI PIANGONO PER IL PASSATO
PER IL PRESENTE E PER IL FUTURO.

UN
SUICIDIO PER LA VITA AVEVA SOLO 30 ANNI MA ERA GIOVANE ERA GIOIOSO ERA MOTIVATO
ERA INGEGNOSO  ERA CREATIVO  ERA LIBERO  ERA UMANO... Michele amava la vita 

La lettera di Michele:

“Ho vissuto (male) per trent’anni,
qualcuno dirà che è troppo poco. Quel qualcuno non è in grado di stabilire
quali sono i limiti di sopportazione, perché sono soggettivi, non oggettivi. Ho
cercato di essere una brava persona, ho commessi molti errori, ho fatto molti
tentativi, ho cercato di darmi un senso e uno scopo usando le mie risorse, di
fare del malessere un’arte. Ma le domande non finiscono mai, e io di sentirne
sono stufo. E sono stufo anche di pormene. Sono stufo di fare sforzi senza
ottenere risultati, stufo di critiche, stufo di colloqui di lavoro come grafico
inutili, stufo di sprecare sentimenti e desideri per l’altro genere (che
evidentemente non ha bisogno di me), stufo di invidiare, stufo di chiedermi
cosa si prova a vincere, di dover giustificare la mia esistenza senza averla
determinata, stufo di dover rispondere alle aspettative di tutti senza aver mai
visto soddisfatte le mie, stufo di fare buon viso a pessima sorte, di fingere
interesse, di illudermi, di essere preso in giro, di essere messo da parte e di
sentirmi dire che la sensibilità è una grande qualità.




Tutte balle. Se la sensibilità fosse
davvero una grande qualità, sarebbe oggetto di ricerca. Non lo è mai stata e
mai lo sarà, perché questa è la realtà sbagliata, è una dimensione dove conta
la praticità che non premia i talenti, le alternative, sbeffeggia le ambizioni,
insulta i sogni e qualunque cosa non si possa inquadrare nella cosiddetta
normalità. Non la posso riconoscere come mia.
Da questa realtà non si può pretendere
niente. Non si può pretendere un lavoro, non si può pretendere di essere amati,
non si possono pretendere riconoscimenti, non si può pretendere di pretendere
la sicurezza, non si può pretendere un ambiente stabile.

A quest’ultimo proposito, le cose per
voi si metteranno talmente male che tra un po’ non potrete pretendere nemmeno
cibo, elettricità o acqua corrente, ma ovviamente non è più un mio problema. Il
futuro sarà un disastro a cui non voglio assistere, e nemmeno partecipare.
Buona fortuna a chi se la sente di affrontarlo.

Non è assolutamente questo il mondo che
mi doveva essere consegnato, e nessuno mi può costringere a continuare a farne
parte. È un incubo di problemi, privo di identità, privo di garanzie, privo di
punti di riferimento, e privo ormai anche di prospettive.

Non ci sono le condizioni per impormi, e
io non ho i poteri o i mezzi per crearle. Non sono rappresentato da niente di
ciò che vedo e non gli attribuisco nessun senso: io non c’entro nulla con tutto
questo. Non posso passare la vita a combattere solo per sopravvivere, per avere
lo spazio che sarebbe dovuto, o quello che spetta di diritto, cercando di
cavare il meglio dal peggio che si sia mai visto per avere il minimo possibile.
Io non me ne faccio niente del minimo, volevo il massimo, ma il massimo non è a
mia disposizione.

Di no come risposta non si vive, di no
si muore, e non c’è mai stato posto qui per ciò che volevo, quindi in realtà,
non sono mai esistito. Io non ho tradito, io mi sento tradito, da un’epoca che
si permette di accantonarmi, invece di accogliermi come sarebbe suo dovere
fare.

Lo stato generale delle cose per me è
inaccettabile, non intendo più farmene carico e penso che sia giusto che ogni
tanto qualcuno ricordi a tutti che siamo liberi, che esiste l’alternativa al
soffrire: smettere. Se vivere non può essere un piacere, allora non può nemmeno
diventare un obbligo, e io l’ho dimostrato. Mi rendo conto di fare del male e
di darvi un enorme dolore, ma la mia rabbia ormai è tale che se non faccio
questo, finirà ancora peggio, e di altro odio non c’è davvero bisogno.

Sono entrato in questo mondo da persona
libera, e da persona libera ne sono uscito, perché non mi piaceva nemmeno un
po’. Basta con le ipocrisie.

Non mi faccio ricattare dal fatto che è
l’unico possibile, io modello unico non funziona. Siete voi che fate i conti
con me, non io con voi. Io sono un anticonformista, da sempre, e ho il diritto
di dire ciò che penso, di fare la mia scelta, a qualsiasi costo. Non esiste
niente che non si possa separare, la morte è solo lo strumento. Il libero
arbitrio obbedisce all’individuo, non ai comodi degli altri.

Io lo so che questa cosa vi sembra una
follia, ma non lo è. È solo delusione. Mi è passata la voglia: non qui e non
ora. Non posso imporre la mia essenza, ma la mia assenza si, e il nulla
assoluto è sempre meglio di un tutto dove non puoi essere felice facendo il tuo
destino. 

Perdonatemi, mamma e papà, se potete, ma
ora sono di nuovo a casa. Sto bene.

Dentro di me non c’era caos. Dentro di
me c’era ordine. Questa generazione si vendica di un furto, il furto della
felicità. Chiedo scusa a tutti i miei amici. Non odiatemi. Grazie per i bei
momenti insieme, siete tutti migliori di me. Questo non è un insulto alle mie
origini, ma un’accusa di alto tradimento.

P.S. Complimenti al ministro Poletti.
Lui sì che ci valorizza a noi stronzi.
Ho resistito finché ho potuto.”


BARRIERE, DEPAUPERA, DISPERAZIONE, EC, emarginazione, Europa, FRIULI, FUTURO, GIOVANE, Governo, INDIVIDUO, Lavoro, LIBERTA', MAFIA, PARTECIPAZIONE, POLETTI, RENZI, SANTAROSSA MASSIMILIANOONOMIA, SUICIDIO, UDINE, 

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