Bertolt Brecht  : “Chi non conosce
la verità è uno sciocco, ma chi, conoscendola, la chiama bugia, è un
delinquente”


Non mi piace
pensare che esiste l’ingiustizia della legge, non mi piace perché è dura da
digerire, mi rendo conto che spesso e volentieri si perde traccia degli eventi
perché non sono più sensazionali e solo grazie alla diretta conoscenza delle
persone coinvolte verrai a sapere che quella storia non è finita così. Ma…………..


“ Non c’è niente di più profondo di ciò
che appare in  superficie “


Pino Ciampolillo

Thursday, March 16, 2017

'Tangenti, controlli omessi e favori' Indagine sui rifiuti, tutte le accuse Home › Cronaca › RIFIUTI CONNECTION: 14 arresti Coinvolti funzionari I NOMI OPERAZIONE PIRAMIDE RIFIUTI CONNECTION: 14 arresti Coinvolti funzionari I NOMI

 "Tangenti, controlli omessi e favori"  Indagine sui rifiuti, tutte le accuse



di 





I fatti contestati nell'indagine sulla discarica di Melilli. RIFIUTI CONNECTION: 14 arresti 

 


CATANIA – Prima dell'incontro nel lussuoso hotel Baia Verde di Catania, Carmelo Paratore, figlio di Nino, indagato per traffico di rifiuti, preleva “cinque” e “dieci”. L'appuntamento – secondo quanto risulta dalle intercettazioni che Livesicilia è in grado di rivelare in esclusiva - è con il funzionario regionale Gianfranco Cannova, in ballo ci sono questioni burocratiche che valgono milioni e milioni di euro, la sopravvivenza di una discarica lievitata – secondo la magistratura – al suon di tangenti e adesso in grado di smaltire, in barba a qualunque disposizione legislativa e grazie alla corruzione di funzionari, Rup e commissari ad acta, un affare succulento: lo smaltimento di rifiuti pericolosi. Comprese le ceneri dell'Ilva.



Da un lato ci sono due imprenditori, accusati di essere vicini a Cosa nostra, Carmelo e Nino Paratore, con un lungo elenco di pentiti che hanno ricostruito anche i più piccoli dettagli delle loro presunte relazioni pericolosissime, dall'altro l'assessorato territorio e Ambiente, crocevia di soldi e funzionari “distratti”.






Come sia riuscita quella discarica di Melilli, comune che sorge a ridosso del polo petrolchimico più grande d'Europa, a diventare un'immensa cloaca per lo smaltimento di rifiuti tossici, alla luce del sole, gli investigatori dei carabinieri e gli uomini del Gico della guardia di finanza, ritengono di essere riusciti a capirlo.






Il cuore “burocratico” dell'inchiesta sta tutto dentro l'assessorato regionale Territorio e ambiente, al centro del troncone sul traffico illecito di rifiuti aggravato dal favoreggiamento alla mafia: numerosi i funzionari regionali indagati. Innanzitutto, una vecchia conoscenza della Procura di Catania, Gianfranco Cannova, già arrestato per corruzione nell'inchiesta sulla discarica di Motta S. Anastasia, stavolta inquisito come Rup del procedimento di rilascio dell'Autorizzazione integrata ambientale alla Cisma, società di gestione della discarica di rifiuti speciali. Indagato anche Giuseppe Latteo, dirigente dell'Unità operativa rifiuti fino al 31 dicembre 2015 e Mauro Verace, dirigente generale del servizio Via – Unità operativa rifiuti fino al 30 giugno 2016, nominato commissario ad acta dal Tar proprio per un procedimento sulla discarica inquisita e Natale Zuccarello, dirigente del servizio Via – unità operativa rifiuti fino al 2013, tutti in forza all'assessorato regionale territorio e ambiente della Regione Sicilia. Tutti sono accusati di aver organizzato all'interno della discarica di Melilli, di pertinenza della Cisma Ambiente Spa, “la gestione e lo smaltimento abusivo di ingenti quantità di rifiuti”.






Per dare un'idea del meccanismo, degno di un film di Ficarra e Picone, negli assessorati regionali non sarebbe stato depositato neanche il progetto esecutivo per l'ampliamento della discarica. Altro che snellimento della burocrazia. In quella discarica sono finite 350mila tonnellate di rifiuti anche pericolosi non provenienti dalla provincia di Siracusa, come voleva il decreto dell'assessorato regionale datato 2007. Attraverso una falsa attestazione, i rifiuti sarebbero stati sottoposti a una finta stabilizzazione, con un trattamento “mai validato” dal Cnr di Roma; in pratica miscelavano rifiuti pericolosi e non pericolosi, con calce e cemento, utilizzando un apposito codice CER, che rappresenta il 50% dei rifiuti smaltiti a Melilli. Le intercettazioni fanno rabbrividire: tonnellate di ceneri tossiche vengono miscelate col piglio di una casalinga improvvisata.






I rifiuti sarebbero stati accatastati ampliando l'area di stoccaggio e violando i provvedimenti di AIA e VIA. Mentre venivano abbancati, si sollevavano polveri che finivano nei terreni circostanti. In discarica, secondo l'indagine, finivano anche liquidi contenuti in fusti. Ad analizzare tutto ci pensava un laboratorio non proprio indipendente, ovvero quello della Siram amministrata da Antonino Paratore e di proprietà della stessa discarica. La miscelazione dei rifiuti pericolosi avveniva all'esterno, con un impianto mobile di triturazione, alcuni di questi finivano direttamente nell'inceneritore realizzato a due passi dalla salina della rada di Augusta e gestito dalla Gespi. I codici in mano degli investigatori comprendono “ceneri pesanti e scorie contenenti sostanze pericolose”, “rifiuti solidi prodotti dal trattamento dei fumi” e molto altro. Se il progetto autorizzato prevedeva tre pozzi per la raccolta del percolato, in realtà ne esistevano solo due, la capienza della discarica lievitava grazie a sponde impermeabilizzate e muretti.






In tutto questo, i funzionari “consentivano alla Cisma Spa la gestione illecita di tonnellate di rifiuti, omettendo di provvedere al rispetto delle prescrizioni contenute nei provvedimenti di VIA e di AIA ed emettendo, contemporaneamente, autorizzazioni in palese violazione di legge”.






Per esempio Gianfranco Cannova, Natale Zuccarello e Giuseppe Latteo avrebbero omesso, dal 2007, di diffidare la discarica, pena la decadenza dell'autorizzazione, al rispetto delle prescrizioni regionali. Per le irregolarità esistenti, avrebbero dovuto chiudere gli impianti: nessun deposito del progetto esecutivo adeguato alle prescrizioni del decreto regionale di Via; aree di stoccaggio in luoghi diversi da quelli autorizzati, realizzazione di tre capannoni al posto di quattro; la presenza di pozzi, uno irriguo e uno potabile in prossimità dell'impianto.






Paolo Plescia, direttore tecnico dell'impianto di trattamento dei rifiuti di contrada Bagali dal maggio 2012, direttore tecnico della Siram Srl e ricercatore del Cnr di Roma, avrebbe fornito il proprio contributo per redigere uno studio sulla “apparente stabilizzazione” dei rifiuti trattati dalla Cisma.






I sopralluoghi di Arpa e Provincia? Inutili. Natale Zuccarello, Giuseppe Latteo e Gianfranco Cannova nonostante le irregolarità accertate, sono accusati, in assenza di un apposito rapporto istruttorio e di un nuovo procedimento di Valutazione impatto ambientale, di aver autorizzato l'aumento delle quantità di rifiuti da trattare “determinando un raddoppio delle emissioni nocive”.






Mauro Verace è indagato per aver modificato il decreto VIA del 2006 abrogandone un punto e consentendo così il conferimento alla Cisma Spa di rifiuti non provenienti dall'Ato Siracusa. Senza una nuova procedura di VIA, avrebbe autorizzato un ulteriore invaso nella discarica che ne raddoppiava la capacità fino a un milione di metri cubi. Per farlo, il dirigente regionale avrebbe sostenuto che l'ampliamento fosse uno stralcio di un progetto generale già approvato in precedenza.






Cannova è accusato di aver ricevuto soldi in contanti dai Paratore, in cambio avrebbe “disapplicato” alcune prescrizioni. Anche Mario Corradino, funzionario dell'assessorato Infrastrutture e mobilità, sfruttando le proprie relazioni con i funzionari A. P., S. P. e D. A. e con i funzionari del ministero dell'Ambiente, si sarebbe fatto consegnare “denaro in contanti per migliaia di euro”.


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Articoli di Antonio Condorelli e Laura Distefano



Blitz dei carabinieri. Sequestro da 50 milioni della Guardia di Finanza.



CATANIA - L'ombra della mafia sulla discarica che ha accolto il polverino dell'Ilva a Siracusa. Rapporti con i clan catanesi, secondo le ipotesi della magistratura e un'intesa con Gianfranco Cannova, funzionario regionale di primo piano, già accusato di corruzione nell'inchiesta sulla discarica di Motta S. Anastasia e Mauro Verace, già consulente della Procura di Siracusa per il caso Cisma, poi commisario ad acta della procedura di ampliamento e dirigente regionale del dipartimento acqua e rifiuti. Sono 14 gli arrestati dell'operazione Piramide portata avanti dai carabinieri e dal Gico della Guardia di Finanza di Catania. Un'inchiesta in cui è stato fondamentale l'apporto del Nucleo Operativo Ecologico di Catania.

I NOMI - Antonino Paratore, Carmelo Paratore, Salvatore Grillo, Giuseppe Verderame, Gianfranco Cannova, Rup del procedimento, Salvatore Salafia, dirigente del Comune di Melilli, Simone Piazza, tutti e 7 finiti ai domiciliari. Salvatore D'Amico, Agata Di Stefano, Antonino Di Vincenzo, Maurizio Cottone, Amara Giuseppe, Amara Giovanni e Mauro Verace sono agli arresti domiciliari. Nel registro degli indagati altri tre soggetti per cui è stata emessa una misura interdittiva da parte del Gip.

LE ACCUSE - A vario titolo, gli arrestati sono accusati di traffico illecito di rifiuti, estorsione e rapina, con l'aggravante del metodo mafioso, usura, corruzione, falso commesso dal pubblico ufficiale e traffico di influenze illecite. Verace nella qualità di commissario ad Acta del Tar di Catania, è accusato di aver "violato il proprio mandato inserendo nel decreto una modifica alla Valutazione di impatto ambientale senza avere titolo e consentendo di conseguenza alla Cisma Ambiente Spa di ricevere e gestire rifiuti provenienti da aree diverse della provincia di Siracusa"

L'INFILTRAZIONE - Tre anni di indagini, l'audizione di numerosi collaboratori di giustizia, cimici e appostamenti. Gli uomini dei carabinieri e gli investigatori del Gico hanno lavorato a lungo per ricostruire la fitta rete dei rapporti che sarebbero alla base dell'espansione della discarica Cisma. Nel mirino della magistratura sono finiti Antonino e Carmelo Paratore, proprietari della discarica di Siracusa che ha accolto il polverino dell'Ilva, che sarebbero in contatto con il boss Maurizio Zuccaro "per i quali agivano quali prestanome", avrebbero "realizzato enormi guadagni derivanti dalla gestione e dal trattamento illecito di tonnellate di rifiuti provenienti da tutto il territorio nazionale.

RELAZIONI PERICOLOSE -  Nino Paratore e il figlio Carmelo avrebbero intrattenuto rapporti "ininterrotti - scrivono gli inquirenti - sicuramente dal 2010", con alcune consorterie mafiose, rappresentando e curando gli interessi di Cosa nostra catanese. Già da tempo la Guardia di Finanza - come espone nel dettaglio il comandante Roberto Manna - aveva esitato un'informativa da cui si evinceva la "conclamata intestazione fittizia del lido Le Piramidi", stabilimento balneare frequentato dai parenti dell'ergastolano santapaoliano Maurizio Zuccaro. Insomma "era un luogo di reinvestimento delle attività mafiose", spiega ancora Manna.

IL PETROLIO - Nel 2012 gli inquirenti indagano sul processo di raffinazione del petrolio che avviene nel complesso petrolchimico siracusano, il più grande d'Europa. "Si accertava - scrivono i magistrati coordinati da Carmelo Zuccaro - che la principale società  nel trattamento e smaltimento dei catalizzatori esausti e quindi non più rigenerabili, era proprio la Cisma Ambiente Spa, con sede legale a Melilli".

IL SISTEMA - I magistrati indagano sul colosso dei rifiuti guidato da Antonino Paratore, che si sarebbe avvalso di alcuni "soggetti di fiducia": Agata Distefano, Salvatore D'Amico, Paolo Plescia, Maurizio Cottone e Antonio Di Vincenzo. Determinante la "connivenza" con alcuni funzionari regionali "deputati al rilascio delle autorizzazioni, che gestivano in modo illecito tonnellate di rifiuti realizzando ingenti guadagni e inquinando gravemente l'ambiente circostante". Gli inquirenti ritengono che "i suddetti funzionari avevano nel tempo fornito il proprio contributo criminale, omettendo per anni di attivarsi, sebbene informati dagli organi di controllo della condotta della Cisma che, all'interno del sito, operava in assoluto disprezzo dei provvedimenti autorizzativi e della normativa ambientale".

PARLANO GLI INVESTIGATORI - Traffico d'influenza: è il reato contestato a un dirigente dell'assessorato alle Infrastrutture e alla mobilità della Regione Siciliana dalla Procura di Catania nell'ambito dell'inchiesta 'Piramidi' per gestione e traffico illecito di rifiuti in una discarica di Melilli, nel Siracusano. Carabinieri del comando provinciale di Catania e del Noe gli hanno notificato un'informazione di garanzia e un avviso a comparire davanti al procuratore Carmelo Zuccaro e al sostituto Raffaella Vinciguerra. "Era il contatto della società dei Paratore a Palermo - sottolinea il procuratore Zuccaro - il 'facilitatore' delle pratiche e degli iter burocratici". Non è tra i destinatari del provvedimento cautelare perché non ci sono prove di passaggio di denaro o di benefici diretti, e il reato non prevede la custodia cautelare. Certo è che alla Regione Siciliana la Procura di Catania non ha trovato alcuni progetti che dovevano essere depositati per autorizzare la piena operatività della discarica di Melilli. Tra le irregolarità ambientali emerse dagli accertamenti dei carabinieri del Noe, secondo l'accusa, anche la triturazione indifferenziata dei rifiuti, compresi quelli speciali, che venivano poi inviati a un inceneritore. "Bruciando - ha spiegato il sostituto Raffaella Vinciguerra - veniva emessa diossina". La guardia di finanza di Catania, che da tempo aveva avviato indagini sul noto stabilimento balneare Le Piramidi di Catania, che secondo la Procura sarebbe un'operazione di riciclaggio degli ingenti proventi da attività illecite commesse con la discarica, hanno sequestro sei società per 50 milioni di euro. Oltre al lido anche quelle che gestivano e trattavano i rifiuti. "Adesso - ha commentato il procuratore Zuccaro - abbiamo fermato lo scempio, che era stato segnalato dalla società civile mentre noi già indagavamo, e, con la nomina degli amministratori giudiziari, tutto rientrerà nell'alveo della norma".

L'AMPLIAMENTO DELLA DISCARICA - Nel 2007 una conferenza di servizi stabilisce che alla Cisma possono arrivare solo i rifiuti della provincia di Siracusa. In barba a questa disposizione, spiegano i magistrati Raffaella Vinciguerra e Giuseppe Sturiale, grazie alla corruzione, arrivavano i rifiuti provenienti da molte parti di Italia. I rifiuti arrivavano alla Cisma, venivano triturati senza rispettare le prescrizioni ambientali, poi venivano trasferiti alla Gespi che gestisce l'inceneritore di Augusta e ricevevano un codice di rifiuto diverso: in pratica venivano declassati e, secondo le ipotesi degli inquirenti, durante questa fase veniva emessa diossina. La discarica Cisma originariamente ospitava 500mila tonnellate di rifiuti che sono lievitate fino a 1,3milioni. L'ampliamento è finito nel mirino della procura di Siracusa e Mauro Verace, nominato consulente, ha sostenuto che fosse tutto regolare. Per questo è indagato con l'accusa di falso.

LE INDAGINI CONTINUANO - Il procuratore Zuccaro conferma che sono in corso indagini in "altri settori investigativi, come la filiera del trasporto dei rifiuti tossici per verificare il ruolo degli altri enti coinvolti (come i porti, ndr) e stiamo valutando l'impatto ambientale delle condotte illecite".

IL SEQUESTRO - Gli uomini del Gico della Finanza hanno sequestrato le quote della  Cisma Ambiente Spa, Paradivi Servizi Srl, Siram srl e del lido Le Piramidi, riconducibili a Antonino e Carmelo Paratore. Sequestrate anche le quote riconducibili a Giuseppe e Giovanni Amara della Gespi, "in rapporti di affari con la famiglia Paratore". La Gespi è un colosso attivo nel settore dell'ambiente, che gestisce il sistema di incenerimento del porto di Augusta.

L'ESTORSIONE - Salvatore Grillo è accusato di usura nei confronti del gestore della pizzeria Al Tubo di Acicastello. Grillo si sarebbe fatto consegnare, dal gestore del locale, assegni per 30mila euro, "quale corrispettivo di una serie di prestiti di 23.600 euro". Il tasso, superiore al 10%, ha fatto configurare il reato di usura. A Grillo viene contestato anche il reato di estorsione per l'ottenimento dei soldi. Giuseppe Verderame, Simone Piazza sono accusati di estorsione aggravata dal metodo mafioso, perché avrebbero costretto Giuseppe Grasso, titolare della pizzeria Al Tubo a versare 200 euro al mese per avere la "protezione".

Intanto il presidente Crocetta annuncia provvedimenti: "Saranno immediatamente sospesi i funzionari della Regione coinvolti nello scandalo sul traffico di rifiuti pericolosi nel catanese scoperto dai carabinieri e dalla Dda di Catania ai quali vanno il ringraziamento e le congratulazioni mie personali e dell'intero governo per il grande lavoro di pulizia che stanno facendo - dice. Non ci troviamo di fronte alla semplice corruzione ma a un danno alla salute dei cittadini e dell'ambiente - aggiunge - Non faremo sconti, i funzionari saranno sospesi nelle more della procedura di licenziamento".

Sulle conseguenze dell'inchiesta interviene anche Giuseppe Patti, siracusano, responsabile nazionale legalità dei Verdi: "Crocetta - esordisce Patti - dovrebbe sospendere se stesso, non solo i funzionari che in alcuni casi figurano in altre indagini. Sulla Cisma ci avevamo visto giusto già due anni fa, quando emerse il problema del Polverino Ilva tanto che avevamo sostenuto  che se non fosse stato rifiuto pericoloso per lo meno era torbido". "Esigiamo chiarimenti - aggiunge l'ambientalista aretuseo - sia dal presidente Crocetta che dal ministro Galletti e non ultimo dai commissari governativi dell'Ilva, per aver dato credito a una società più volte finita sotto la lente di ingrandimento della Dia. Al procuratore Zuccaro - conclude Patti - esprimiamo tutta la nostra gratitudine per il lavoro svolto"



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